Nella polpa è presente acido ascorbico, adenosin-3, 5-monofosfato ciclico, guanosin-3, 5-monofosfato ciclico, polisaccaridi ad alto peso molecolare. Nelle foglie si trovano alcaloidi e lignani.
Nella medicina tradizionale cinese vengono impiegate diverse parti della pianta: la foglia, con proprietà antiinfiammatorie (impacchi palpebrali, collirio), antipiretiche e stimolanti della crescita dei capelli; la radice e, soprattutto la sua corteccia, come antidispeptico ed antiflogistico articolare e le parti erbacee del fusto, compresi i rametti fogliati, nelle anemie, nelle nefriti e nei disturbi nervosi. Le due droghe più utilizzate sono però i frutti di Z. jujuba e i semi di Z. spinosa. Secondo alcuni autori esisterebbe una sola specie di Ziziphus che può essere suddivisa nelle due varietà sopracitate. In medicina tradizionale cinese possiede natura neutra, nutre e tonifica il Cuore e il Fegato, calma lo spirito e riduce le sudorazioni. Si impiega per trattare l'irritabilità, l'insonnia e le palpitazioni connesse ad ansietà dovute sia ad insufficienza di Sangue che a insufficienza di Yin con scarsa risalita dell'elemento Fuoco. Le indicazioni principali sono:
-insonnia con difficoltà a prendere sonno o interruzione del riposo a causa di sogni particolarmente ansiogeni;
-agitazione nervosa con palpitazioni cardiache soprattutto in seguito ad avvenimenti e vicende che abbiano lasciato una sensazione di frustrazione e vessazione;
-angoscia con inquietudine e nervosismo, sensazione di vuoto epigastrico e di debolezza generalizzata;
-sudorazioni anomale, sia durante l'attività quotidiana che durante la notte;
-dolori periombelicali con senso di vuoto e di freddo;
-dolori articolari con sensazioni di contrattura dovuti ad eccesso di umidità.
Nei testi di medicina tradizionale cinese si attribuiscono a questa droga proprietà stomachiche, toniche generali e stimolanti la memoria. E' presente in numerosi preparati per i disturbi dell'attività mentale, compresi quelli che hanno a che fare con le emozioni, con irritabilità, incapacità a prendere sonno, tachicardia, sudorazioni, secchezza della bocca, capogiri, fobie, mancanza di memoria, astenia, depressione ed affaticamento. L'insieme di queste azioni permette di risolvere disturbi di tipo psicologico e nervoso con ricadute somatiche anche di notevole entità. Questa condizione emotiva, attribuibile ad ansietà e preoccupazione, è ciò che viene comunemente denominato stress in occidente. Le manifestazioni psicosomatiche comportano disorientamento e difficoltà di concentrazione, ansietà, impulsività con stati depressivi. Nei soggetti di sesso femminile questa condizione distonica può manifestarsi nel periodo della menopausa, come sindrome premestruale, nella depressione dopo il parto.
Oltre che in estremo oriente questa droga era conosciuta anche in altre culture ed utilizzata anticamente nelle diverse medicine popolari.
L’albero di Z. jujuba, probabilmente nativo della Siria o comunque del Medio Oriente, è stato introdotto in Europa, più precisamente nel sud dell’Italia nel primo secolo dopo Cristo mentre secondo alcuni studiosi sarebbe giunto nel bacino del Mediterraneo portato dai greci già diversi secoli prima, nei tempi degli scambi commerciali con i Fenici. In effetti già nell’Odissea (IX, 84) si cita il loto, identificato da numerosi autori con il frutto di Ziziphus lotus o Z. jujuba, come il responsabile dello stato amnesiaco degli abitanti dell’isola dei Lotofagi.
Erodoto (IV, 177), dice del frutto che per dolcezza assomiglia al dattero e che, facendone fermentare la polpa, è possibile ottenere un vino inebriante.
Columella ne descrive due varietà o specie con frutti rispettivamente rossi e bianchi.
Galeno afferma che «i frutti sono pettorali, ingrossano (corporificano) gli umori caldi e sottili permettendo di eliminarli, mitigano i dolori della vescica e dei reni»>.
Diverse specie del genere Zizìphus giunsero in Cina probabilmente oltre 1300 anni orsono lungo la via della seta che transitava attraverso la Persia con numerose ramificazioni che portavano anche all’India.
Proprio in India, con i nomi sanscriti di Badari o Kola, quello hindi di Baer o quello tamil di llandai, i frutti di Z. jujuba sono descritti in tre varietà. Quelli coltivati sono ritenuti espettoranti e leggeri lassativi. La polpa, mesco lata con peperoncino e sale, viene compressa ed essiccata in modo da ottenerne una piccola torta.
Questo impasto viene consumato per alleviare disturbi delle vie biliari, purificare il sangue e per favorire la digestione.
La polvere delle radici è utilizzata in decozione per trattare le febbri, la confusione mentale e il delirio. Il succo della corteccia delle radici è prescritto esternamente per le forme reumatiche.
Nei paesi arabi, i frutti di Z. lotus, con relativi semi, venivano preparati in vario modo e consumati per ridurre l’ansia, la nevrastenia e l’insonnia mentre quelli di Z. juluba, insieme a datteri, fichi secchi e uva sultanina vengono bolliti insieme nell’acqua fino ad ottenere una sorta di sciroppo piuttosto denso e molto dolce che viene bevuto in occasione di malattie delle vie respiratorie, delle convalescenze e, nei periodi freddi, per prevenire raffreddamenti ed infezioni. Questa bevanda, capace di acquietare l’agitazione provocata dalle febbri e dalla paura della malattia, come recitano i testi dei guai tori islamici ha sicuramente un’origine molto antica; probabilmente conosciuta dagli egizi e dai fenici, raggiunse Roma dove veniva servita più che in qualità di medicinale come bevanda nelle cene patrizie:
Le sperimentazioni relative all’azione sedativa di Ziziphus sono state condotte su diverse specie animali mediante somministrazione orale della decozione e dell’estratto alcoolico I risultati hanno dimostrato un aumento della sedazione calcolato essere dell’ordine del 50%.
Gli estratti di Ziziphus somministrati insieme a sedativi ed ipnotici di sintesi, ne hanno intensificato o prolungato l’attività. Si è osservato il prolungamento dell’effetto del pentobarbital e l’aumento del numero di cavie che rispondevano fisiologicamente a quantità normalmente subattive dello stesso ipnotico.
Nonostante l’attività sedativa ed ipnotica, anche a dosaggi molto elevati non si sono potuti osservare effetti anestetizzanti. La somministrazione di estratti per sei giorni provoca progressivamente l’aumento della profondità del sonno Ricerche realizzate somministrando differenti frazioni degli estratti e principi attivi purificati (triterpeni, flavonoidi e alcaloidi), fanno ritenere che i composti più attivi siano le saponine e soprattutto i jujubosidi.
Altri esperimenti hanno dimostrato effetti anticonvulsivanti oltre ad attività analgesica ed ipotermizzante.
La somministrazione di estratti comporta sul medio e lungo periodo la riduzione della pressione arteriosa, attività che si mantiene inalterata nel tempo. Tali proprietà si possono attribuire ad alcuni flavonoidi (derivati della naringenina), oltre che a diversi alcaloidi.
La presenza di nucleotidi ciclici, importanti messaggeri intracellulari coinvolti nel processo di attivazione della fosforilazionc e quindi dell’attivazione enzimatica, può almeno in parte contribuire a delucidare le modalità d’azione antiallergica ed antinfiammatoria osservata somministrando estratti che li contengono. Un’incongruenza è però data dall’osservazione che la concentrazione ematica normale di nucleotidi ciclici non viene sostanzialmente modificata.
Cyong (1982) ha però osservato la presenza di sostanze non meglio definite capaci di stimolare i recettori beta-adrenergici.
I polisaccaridi e i derivati oligopolisaccaridi inibiscono la formazione di anticorpi di tipo IgE e stimolano le reazioni macrofagiche nei confronti degli apteni.
La presenza di balanoforina nelle foglie di Z. jujuba, un potente induttore della prostaglandina I 2, può spiegare, almenoin parte. l’osservata attività antiaggregante piastrinica e vasodilatatrice di alcuni fitoderivati sottoposti a sperimentazione.